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Le altre Iliadi

Oltre al racconto insuperabile di Omero, altri testi di straordinario interesse hanno descritto la vicenda di Troia

 

 

Francesco Chiappinelli

I Troikà di Tolomeo Chenno

o Efestione

 

Fozio (Biblioteca, 190), il grande dotto bizantino del X secolo al quale dobbiamo, tra l’altro, quasi tutto quello che ci resta di Proclo e ciclo omerico, ci ha trasmesso anche il riassunto della Nuova Storia di questo erudito alessandrino del I sec. d. C., in sei libri (una svista di Fozio, visto che egli stesso ne riassume sette). Il suo giudizio sull’opera è piuttosto severo e si concorderà probabilmente con lui dopo aver letto questi estratti di argomento troiano, che abbiamo ricavato dal bel sito del professor Remacle

http://remacle.org/bloodwolf/erudits/photius/ptolemee.htm

Pubblichiamo qui la traduzione italiana, riconoscendo a Tolomeo comunque il merito di averci fatto conoscere un altro quadro inatteso della vicenda troiana. I diversi argomenti corrispondono ai singoli capoversi.

“Ho letto la Nuova Storia di Tolomeo Efestione, un’opera destinata all’ insegnamento, in sei libri, realmente utile per quelli che si lancino nell’erudizione in storia ; essa può infatti fornire il metodo per sapere in poco tempo molti elementi collegati ma dispersi un po’ dappertutto, che richiederebbero tutta una vita di lavoro a chi volesse raccoglierli da solo. Abbonda infatti di notizie straordinarie e mal immaginate, e la cosa più assurda è che egli tenta, con alcune favole triviali,  di spiegarne la causa. 

Colui che ha raccolto questi racconti è uno spirito piuttosto credulo, vanitoso e privo di ogni talento letterario. Egli dedica la sua opera ad una certa Tertulla, che esalta come sua “dama” e di cui incensa l’amore per le lettere e la grande cultura. Attacca poi alcuni dei suoi precedessori cui rimprovera di aver affrontato l’argomento in modo malsano.. in ogni caso, la maggioranza dei suoi racconti, quando siano liberi di cose incredibili, mostrano un sapere superiore al nomale e non spiacevole.

1. Egli afferma che il poeta Epicarmo discendeva da Achille, figlio di Peleo.

Omero chiama Patroclo il primo cavaliere, perché imparò da Poseidone, che lo amava, l’arte di montare a cavallo.

Ulisse fu dapprima chiamato “Outis” perché aveva grandi orecchie, ma, si racconta, in una giornata di pioggia sua madre incinta di lui dovette partorirlo al bordo di una strada, e perciò gli si diede il nome di Ulisse.

Un Arcade di nome Peritano commise adulterio con Elena quando ella viveva con Alessandro in Arcadia; Alessandro per punire questo adulterio lo castrò e da allora gli Arcadi chiamano gli eunuchi “peritani”.

Aristonico di Taranto dice che Achille, quando visse tra le fanciulle in casa di Licomede, fu chiamato Cercisera ; lo si chiamò anche Issa, Pirra, Aspeto e Prometea.

Il padre di Ulisse gli diede un mentore di nome Miisco, un Cefalenio, per accompagnarlo. Achille fu egualmente accompagnato da un mentore chiamato Noemone, Cartaginese d’origine, e Patroclo ebbe Eudoro. 

 

E Antipatro di Acanto dice che Darete, che scrisse l’Iliade prima di Omero, fu il mentore di Ettore e gli fece promettere di non uccidere il compagno di Achille.

 

Il mentore di Protesilao fu Dardano, originario della Tessaglia, e che Antiloco Calcone fu nominato scudiero e mentore da suo padre Nestore.

 

II…Egli dice che Nestore fu amato da Eracle .

 

Non fu Filottete ma il Trachinio Morsimo che accese la pira di Eracle…

 

III… Egli parla del Palladio che Diomede e Ulisse andarono a rubare insieme…

 

Deidamia e Achille ebbero due figli:Neottolemo e Oniro (=Sogno); Oniro fu ucciso da Oreste, che non lo riconobbe, lottando contro di lui in Focide per un posto dove piantare la sua tenda…

 

Oreste venne al mondo durante la festa di Demetra Erinni…

IV. Il quarto racconta che Elena fu la prima a immaginare un’estrazione a sorte sulla dita e che la vinse per fortuna con Alessandro e che era la figlia di Afrodite.

Da Elena e Achille nacque, nelle isole Fortunate, un figlio alato che chiamarono Euforione a causa della fertilità della regione. Zeus s’innamorò di lui ma, respinto, lo folgorò nell’isola di Melo raggiungendolo durante il suo inseguimento e trasformò in ranocchie le ninfe  che gli avevano dato una sepoltura.

Alcuni dicono che Elena fu rapita da Alessandro mentre cacciava sul monte Partenio, e colpita dalla sua bellezza ella lo seguì come un dio.

La cintura ricamata che Era ricevette da Afrodite e donò ad Elena  fu rubata da una delle sue serve, Astyanassa, e recuperata da Afrodite.

Che significa ciò che dice Elena in Omero: “…di tutti gli Argivi imitando le spose nella voce?”.

Elena era la figlia del Sole e di Leda e fu chiamata Leonte.

E fu, si dice, in seguito alla collera di Afrodite contro Menelao, il rapitore di Elena, perché aveva promesso un’ecatombe ad Afrodite come prezzo del matrimonio, ma non la offrì.

Sul fiore di Elena che spunta a Rodi; esso fu chiamato così dal nome di Elena (perché spuntò sotto l’albero al quale Elena si impiccò) e quelli che ne mangiano inevitabilmente litigano.

Fu Elena che s’innamorò di Menelao e così lo sposò.

Alcuni riferiscono che Elena, arrivata a Tauride in Scozia con Menelao alla ricerca di Oreste, fu immolata ad Artemide con Menelao  da Ifigenia; fu rapita da Teti durante il ritorno dei Greci verso la loro patria, e fu cambiata in foca.

Si dice che Elena avesse come vero nome Eco per la sua abilità nell’imitare le voci ; il nome di Elena le venne dato perché Leda la mise al mondo in un luogo paludoso.

Il luogo chiamato Sandalon a Sparta prende il nome dal sandalo di Elena caduto in questo luogo quando Alessandro la inseguiva.

Elena aveva una figlia di Alessandro ; essi non erano d’accordo sul nome da darle: egli voleva chiamarla Alessandra, ella voleva chiamarla Elena; Elena vinse una partita agli astragali e la piccola ebbe il suo stesso nome; questa figlia fu uccisa, si dice, da Ecuba al tempo della caduta di Troia.

All’epoca della guerra di Troia ci furono numerose Elene celebri : la figlia di Clitennestra e di Egisto che Oreste uccise ; quella che aiutò Afrodite nella sua unione con Adone ; la figlia di un abitante di Epidamno, che gli abitanti di questa città onorano con gli attributi di Afrodite perché ella distribuì del danaro durante una epidemia ; la figlia di Faustolo, padre adottivo di Remo e Romolo. La donna che mangiò tre capri al giorno si chiamava anche lei Elena, come la sorella di Dicearco il Telesino, e diciotto altre , di cui l’Elena precedente ad Omero, figlia di Museo Ateniese  e che raccontò la guerra di Troia. É da lei, si dice, che Omero ottenne lo spunto del suo poema ed è lei che aveva un agnello con due lingue ; così pure tra loro c’è la figlia dell’etolo Titiro : ella provocò Achille a duello e gli inflisse una ferita non mortale alla testa, ma fu lei a cadere sotto i suoi colpi. Elena la pittrice fa parte anche lei di questa lista : ella era figlia di Timone l’egiziano, dipinse la battaglia di Isso, al culmine del successo. Il quadro fu esposto nel tempio della Pace ai tempi di Vespasiano. Archelao di Cipro dice che c’era un’ Elena di Imera che fu l’amante del poeta Stesicoro ; era la figlia di Micito e abbandonò Stesicoro per andare a vivere con Bupalo. Il poeta, desideroso di non passare per un imbecille, scrisse che Elena l’aveva lasciato di sua volontà ; e che la storia della cecità è falsa.

Il moly di cui parla Omero si dice che spuntò  dal sangue del gigante ucciso nell’isola di Circe ; esso ha un fiore bianco ; l’alleato di Circe che uccise il gigante fu il Sole : molos significa « lo scontro », e di qui il nome della pianta.

(Parla anche) del doppio nome in Omero presso dèi e uomini, lo Xanto è il solo fiume figlio di Zeus, e di altri doppi nomi.

In Etruria c’è una torre chiamata “di Mare”, e che fu chiamata così dalla fattucchiera etrusca Mare, che fu ancella di Circe e poi sfuggì alla sua padrona. E da questa egli dice che arrivò Ulisse ed ella lo trasformò in cavallo coi suoi farmaci, e lo teneva con sé finché egli invecchiò e morì. Da questa storia deriva anche l’oscuro verso di Omero “e la morte gli verrà dal mare”...

V. Atenodoro di Eretria nell’ottavo libro dei suoi Commentari  dice che Teti e Medea ebbero un contrasto sulla bellezza in Tessaglia, e che giudice ne fu Idomeneo e assegnò la vittoria a Teti, ma Medea irata disse “I Cretesi sono da sempre mentitori!” e gli scagliò una maledizione: non avrebbe mai detto la verità, proprio come aveva fatto a proposito del giudizio; e che da questo episodio i Cretesi furono considerati mentitori. Atenodoro cita come autore di questa storia Antioco nel secondo libro delle sue Leggende della città.

Ilo, il padre di Laomedonte, aveva un elmo a coda di cavallo, e così, dei figli di Priamo, Melanippo e Ideo.

Xanto e Balio, i cavalli di Achille, prima erano Giganti e soli tra i Giganti si allearono con gli dèi contro i loro fratelli.

Quando Ulisse naufragò presso Tile di Sicilia, lo scudo di Achille fu gettato (dalle onde) presso la tomba di Aiace, e posto sul sepolcro il giorno seguente fu colpito da un fulmine…

 Palamede comandava sui Greci al posto di Agamennone : infatti arrivato in Aulide Agamennone colpiva con una freccia una capra sacra ad Artemide ; ed essendoci bonaccia Calcante vaticina che il rischio si sarebbe dissolto se Agamennone sacrificava la figlia Ifigenia a Poseidone. Non avendo egli il coraggio di farlo i Greci gli tolsero il comando e fecero comandante Palamede.

Filottete morso da un serpente ne fu ucciso.

Alessandro muore, colpito da Menelao alla coscia con l’asta.

Il verso omerico relativo a Menelao che sta per essere ferito :" Nè di te, o Menelao, si scordarono gli dèi beati", questo verso lo parodiò Apollo Pizio mettendo Menedemo al posto di Menelao. Fu proposto l’enigma durante un pranzo dell’imperatore Augusto, quale verso di Omero aveva parodiato l’oracolo, e chi fosse il personaggio cercato nell’oracolo.

Una certa Fantasia, di Menfi, figlia di Nicarco, compose prima di Omero (un’opera su) la guerra troiana e il racconto dell’ Odissea. I libri si trovavano a Menfi; e Omero venuto lì e ricevendone le copie da Fanite lo scriba del tempio compose i poemi seguendone fedelmente la traccia.

VI. Achille, ucciso da Pentesilea, su richiesta di sua madre Teti , torna in vita e dopo aver ucciso Pentesilea torna di nuovo nell’Ade.

Nell’Alessandra Licofrone  dicendo : " E quale usignolo sterile uccisore di centauri" si riferì alle Sirene.

Eleno, figlio di Priamo, fu amato da Apollo e ricevette da lui l’arco d’argento con cui ferì Achille alla mano.

Con Andromaca e i figli di Ettore Priamo andò da Achille come supplice della sua salma.

Teti bruciava con un fuoco segreto i figli che aveva da Peleo, che furono sei; ma quando cominciò a farlo anche con Achille, Peleo se ne avvide e estrasse bruciato solo l’astragalo del piede destro e lo consegna a Chitone; questi esumando il corpo del gigante Damiso che giaceva a Pallene (ed era il più veloce di tutti i Giganti) e togliendogli l’astragalo lo adatta al piede di Achille e ve lo incorpora con farmaci.   E questo astragalo cadde quando egli era inseguito da Apollo, e così egli cadendo fu ucciso.

Dicono poi che egli è chiamato Podarce dal poeta perché dicono che Teti mise al figlio quando nacque le ali di Arce, e che Podarce indica chi ha ai piedi le ali di Arce. E Arce era figlia di Taumante, e sua sorella era Iride, e avevano ali entrambe. Ma nella guerra degli dèi contro i Titani Arce passò ai Titani. Dopo la vittoria Zeus le tolse le ali quando la gettò nel Tartaro, e quando andò alle nozze di Peleo e Teti porta le ali in dono a Teti.

A Peleo per le nozze Efesto donò la spada, Afrodite una fiala d’oro con inciso Eros, Poseidone i cavalli Xanto e Balio, Era una clamide e Atena un flauto, Nereo i sali chiamati divini in un paniere, che hanno un potere irresistibile per l’appetito, il gusto e la digestione, da cui deriva l’espressione “ e cosparse (i cibi) di sale divino”.

Sull’Achille nato dalla Terra e quanti Achille divennero celebri dai tempi di Troia. E questo nato dalla Terra accolse nel suo antro Era che fuggiva dalla congiunzione con Zeus e la convinse ad andare insieme con Zeus; e questa dicono che fu la prima congiunzione di Era e Zeus. E Zeus promise ad Achille di rendere famosi tutti quelli chiamati con il suo nome. Perciò anche Achille il figlio di Teti è famoso. Achille era chiamato anche il maestro di Chirone e quindi anche il figlio di Peleo fu chiamato Achille da Chitone. Chi inventò l’ostracismo ad Atene si chiamava Achille, ed era figlio di Lisone. Dicono che l’Achille figlio di Zeus e Lamia fu una cosa irresistibile per la bellezza, che fece una gara di bellezza e vinse secondo il giudizio di Pan. E vendicandosi di ciò Afrodite ispira a Pan l’amore per Eco, e lo mutò tanto d’aspetto perché dalla precedente bellezza apparisse ora brutto e ripugnante.

E fu chiamato Achille il figlio di un Galata, che l’autore dice essere stato canuto dalla nascita. E ci sono stati altri quaranta Achille celebri, due dei quali erano cani, e straordinari come cani.

Priamo fu amato da Zeus, ed ebbe da lui la vite d’oro che diede in dono ad Euripilo il figlio di Telefo per la sua alleanza…

A Lemno curò Filottete Pilio, figlio di Efesto, e da lui egli imparò l’arte del saettare.

Del fiume Scafandro fu figlio Melo, bello d’aspetto, che si contesero, dicono, come sacerdote Era, Atena e Afrodite, e Alessandro giudicò vincitrice Afrodite. Per questa storia dunque si diffuse il racconto della mela della Discordia.

Ipermene nella Storia di Chio dice che ci fu uno schiavo di Omero di nome Schindapso, che fu multato dai Chii di mille dracme per non aver cremato il padrone quando morì.

VII… Achille per essersi salvato dal fuoco quando era arso dalla madre era chiamato Pirissoo, e poiché una delle sue labbra fu bruciata, fu chiamato dal padre Achille.

Le Sirene, quando seppero che Telemaco era figlio di Ulisse lo uccisero.

Ulisse in Etruria gareggiò in un concorso di flauto, e vinse; suonò la Presa di Troia, il poema di Demodoco…

Quando Apollo organizza giochi funerari per Pitone, gareggiano nella lotta Ermes e Afrodite, ed ella vincendo ricevette in premio una cetra che donò a Alessandro. Di essa anche Omero dice:” Potrebbe non giovarti la cetra” …

Dicono che il pan è un pesce marino cetaceo, simile d’aspetto a Pan; in esso si trova una pietra, l’asterite, che posta al sole si accende, e fa anche da filtro amatorio. Questa pietra la aveva anche Elena, con un’incisione proprio del pesce pan, e dimessa ella si serviva  come sigillo.

©Francesco Chiappinelli

 

L'articolo è stato pubblicato la prima volta il 30/09/2009 sul sito: www.culturaescuola.it

 

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