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Le varianti tarde del mito troiano

 

 

Paride: non solo Elena

 

Paride sentiva venir meno rapidamente le forze. Certo, le tre frecce avvelenate che lo avevano colpito nel duello con Filottete non gli concedevano molto tempo, ed egli ordinò ai suoi soldati che lo portassero subito sull’Ida, dove Enone era tornata dal padre, Cebreno, quando egli l’aveva abbandonata per amore di Elena.

Come lo avrebbe accolto Enone? Paride ora si sentiva pieno di rimorsi, e gli tornavano alla mente le diverse fasi di quella passione. Quando egli non sapeva ancora di esser figlio di Priamo ed Ecuba, ma viveva come un pastore sull’Ida credendosi figlio di chi lo aveva adottato, lui ed Enone si amavano profondamente, e lui non faceva che ripeterle che mai l’avrebbe lasciata. Ma Enone, che sapeva prevedere il futuro, rispondeva che certo, ora Paride l’amava, ma che presto l’avrebbe lasciata per una straniera che avrebbe causato la rovina di Troia. Paride ogni volta la fermava, quando Enone aggiungeva che egli sarebbe stato mortalmente ferito e solo lei sarebbe stata capace di guarirlo.

Tutto si era avverato, e non gli restava che sperare nella compassione della ninfa che tanti anni prima aveva abbandonato con noncuranza.

 

Enone era sopraffatta dall’angoscia. Il chiarore della luna accompagnava la sua corsa disperata verso la città. Sarebbe arrivata in tempo?

Quando Paride, dopo tanti anni, ferito e dolente le aveva chiesto aiuto, la sua prima reazione era stata di disprezzo e odio. Perché non chiedeva aiuto alla bella Elena, che si diceva figlia di Zeus e certo era molto più potente di una modesta ninfa? Si facesse curare da lei, senza far conto su chi aveva disprezzato senza motivo!

Paride non aveva insistito, e proprio questo le causava rimorso e amore. Appena Cebreno e Corito, il figlio avuto da Paride, erano andati a dormire, ella aveva preso a correre disperatamente tra valli e boschi con l’antidoto che avrebbe potuto salvare il suo primo e unico amore.

 

Le fiamme avvolgevano il corpo di Paride, mentre Ecuba e le figlie, con Elena, piangevano  disperatamente percotendosi il petto. Tutte esaltavano e rimpiangevano la sua bellezza, ed Ecuba rammentò ad alta voce il funesto presagio che aveva segnato la nascita di quel figlio: le infinite sciagure di cui era stato causa non cancellavano la gioia per averlo ritrovato, ed ella aggiunse che il dolore di Elena gliela rendeva cara al pari delle figlie. Enone arrivò in tempo per sentire quel compianto, ma la sua folle corsa era stata inutile. E, benché fosse lei la moglie legittima, tutti la guardarono con disprezzo e ostilità: certo sapevano dell’inutile, disperato viaggio di Paride sull’Ida.

 

Ora anche lei bruciava, sul feretro di Paride. In quei pochi istanti avvertì, lontanissime, le urla di raccapriccio degli astanti, ma non sentiva alcun dolore, l’ardore che provava era lo stesso che la infiammava dopo l’ultimo incontro con Paride. E poi, per una ninfa fluviale, la morte nel fuoco era in qualche modo naturale, e soprattutto la rendeva felice la certezza che mai Elena avrebbe saputo imitarla.

 

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NOTA. La storia “romantica” di Paride e Enone è testimoniata da numerosi autori classici. Ricordiamo qui Partenio, 4; Ovidio (Her. V e XVII, 195-7; Rem. 457); Lucano, IX 973; Svetonio, Dom. X; Quinto Smirneo, Posthomerica X 253-489. Tra gli autori più tardi citiamo Ditti, III 26 e IV 21; Malala, V 111; Apollodoro, Bibl. 3,12,6.

Sui passi di Partenio e Apollodoro, che riportiamo tradotti qui di seguito, è basata la ricostruzione qui proposta, salvo la morte sul rogo che è nel passo di Quinto Smirneo.

 

Partenio

Nel tempo in cui faceva il pastore sull’Ida, Alessandro, figlio di Priamo, si innamorò della figlia di Cebreno, Enone; si dice che costei, invasata da qualche divinità, profetizzasse l’avvenire  e che inoltre fosse molto famosa per la sua intelligenza: Alessandro dunque, condottala presso il padre sull’Ida, dove erano le sue stalle, l’aveva come sua sposa, e nel suo affetto per lei, giurava che mai l’avrebbe abbandonata e che anzi l’avrebbe onorata sempre di più: ma ella diceva di capire che al presente egli era molto innamorato di lei, ma che sarebbe venuto un tempo in cui egli, lasciatala, sarebbe passato in Europa, e là, esaltato per una donna straniera, avrebbe suscitato una guerra contro i suoi. Narrava che era fatale che nella guerra egli fosse ferito e che nessuno sarebbe stato capace di guarirlo se non lei stessa: ogni volta che ella prendeva a parlare di ciò, egli non permetteva che ella facesse menzione di queste cose. Passato del tempo, dopo che ebbe sposato Elena, Enone, lagnandosi di quello che aveva fatto Alessandro, si ritirò presso Cebreno, dal quale discendeva, ed egli, essendo già scoppiata la guerra, colpito dall’arco di Filottete, è ferito. Avendo in mente le parole di Enone, quando diceva che egli da lei sola sarebbe stato in grado di essere guarito, manda un araldo per pregarla, affinché, affrettandosi verso di lui, lo guarisse e dimenticasse le cose passate, poiché tutto era accaduto per volontà degli dèi. Ella duramente rispose che bisognava che si recasse da Elena e quella pregasse, ma in reltà si affrettava con ardore verso il luogo dove aveva saputo che lui giaceva. Ma avendo fatto più presto l’araldo a riferire le cose dette da Enone, Alessandro, scoraggiato, spirò; allora Enone, poiché, recatasi sul posto, vide che ormai non giaceva a terra che un cadavere, mandò un urlo e dopo aver pianto lungamente si uccise (Quintino Cataudella)

 

Apollodoro

Alessandro sposò Enone, la figlia del fiume Cebreno. Enone aveva appreso da Rea l’arte della divinazione, e mise in guardia Alessandro perché non andasse per mare a rapire Elena. Ma non riuscì a convincerlo. Allora ella aggiunse che tornasse da lei nel caso venisse ferito, perché lei sola avrebbe potuto guarirlo. Quando poi rapì Elena e Troia venne assediata, Paride fu ferito da Filottete con le frecce di Ercole, e si recò da Enone sull’Ida. Ma la sua sposa, che si ricordava ancora del disonore che egli le aveva fatto subire, rifiutò di curarlo. Così Alessandro fu riportato a Troia, e morì. Enone intanto, piena di rimorsi, aveva portato a Troia i farmaci per guarire Alessandro; ma quando trovò il suo sposo ormai morto, ella si impiccò.

 

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