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Le altre Iliadi

Oltre al racconto insuperabile di Omero, altri testi di straordinario interesse hanno descritto la vicenda di Troia

 

 

L'altra storia di Troia

De Excidio Troiae

di Darete

Testo originale e traduzione a cura di Francesco Chiappinelli

► Premessa

Testo latino

Traduzione

Premessa

Certo poche vicende hanno avuto nella cultura universale il posto di Troia e della sua distruzione ad opera dei Greci. Il merito è soprattutto della insuperabile poesia omerica, che col passare dei millenni sembra trovare nuova linfa; e di Virgilio, che con il secondo libro dell’Eneide ne ha fatto raccontare le fasi salienti al suo eroe, Enea. Dietro di loro, nelle letterature classiche e del Medioevo europeo, moltissimi hanno cercato di imitarli. Noi non facciamo questo: il nostro obiettivo è quello di far conoscere al pubblico di appassionati altre testimonianze letterarie, molto meno note e tuttavia anch’esse importanti: quelle del ciclo omerico, quelle tardolatine (con ascendenti ellenistici) di due autori oggi quasi sconosciuti, ma noti fino a tutto l’Ottocento, Darete e Ditti, che si dicono testimoni diretti dell’assedio; e dei loro imitatori medievali, tantissimi, tra i quali spiccano Benoit de Sainte Maure e Guido delle Colonne. Ne proporremo larghe scelte, nelle lingue originali e in traduzione, certi che i lettori di tutte le età e fasce culturali le accoglieranno con interesse. E iniziamo con Darete, che influenzò più di mille anni di storia letteraria, fino a Shakespeare.

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Generalmente assenti dalle storie, anche apprezzate, della letteratura latina o tutt’al più liquidati come autori della decadenza, Ditti Cretese e Darete Frigio, i sedicenti testimoni diretti del conflitto troiano, si rivelano di grande interesse per il lettore moderno. Riprendendo nei loro confronti una attenzione viva fino a tutto l’Ottocento, qualche anno fa ne è apparsa per i tipi della Aleph una meritoria traduzione.  Con l’auspicio che questi due autori e i loro interpreti medievali Benoit de Sainte-Maure e Guido delle Colonne tornino a rivelarsi indispensabili per chi voglia approfondire la conoscenza di Troia nei secoli della tarda latinità e del Medio Evo europeo, diamo qui il testo originale di Darete e la traduzione.

   L’opera di Darete è stata variamente datata dal IV al VI secolo d.C., ma nella versione originale risale certamente al primo periodo imperiale, se non alle ultime fasi repubblicane. La redazione che ci è pervenuta è però certamente più tarda, per evidenti ragioni linguistiche. Nella prefazione, Cornelio Nepote (!) dice al suo amico Sallustio(!!) di aver trovato ad Atene, nel corso dei suoi studi, la storia di Darete frigio scritta di suo pugno, di esserne rimasto affascinato e di averla amorosamente tradotta senza nulla aggiungervi o toglierne, con l’intento di lasciare al lettore la scelta se fosse più credibile lui, testimone diretto della guerra, o Omero, vissuto tanti anni dopo. “Cornelio” dice che il parere suo e dei compagni fu netto: è pazzo Omero se racconta che gli dèi si impegnarono con i mortali in quell’assurdo conflitto.

   Di un certo Darete si parla in Iliade V 9-12. Ha questo nome il sacerdote di Efesto e i suoi due figli combattono contro Diomede. Uno solo si salverà, grazie all’aiuto del dio. L’ignoto autore dell’Excidium ha dato maggior consistenza così al suo pseudonimo. A crederci sarà tra gli altri il grande Isidoro di Siviglia, che dirà di lui: ”A scrivere storia presso di noi cristiani fu per primo Mosè, che parlò dell’inizio del mondo. Presso i pagani invece il primo fu Darete frigio, che pubblicò la storia dei Greci e dei Troiani, che, raccontano, egli scrisse su foglie di palma. Dopo Darete il primo storico in Grecia fu ritenuto Erodoto .”  Del Darete omerico si parla anche nell’Ilias Latina, un tardo centone che non fa cenno alcuno di una sua cronaca del conflitto né parla della vicenda di Enea traditore.

   La storia di Darete riassume tutta la vicenda del ciclo di Troia, non la sola Iliade, e l’aspirazione dell’autore, come nel caso di Ditti, è in realtà comporre una anti-Iliade, che nella parte conclusiva finisce per essere anche una anti-Eneide.

   La finzione letteraria appare abbastanza convincente, almeno sul piano cronologico: Cornelio Ne- pote e Sallustio sono due importanti storici di età cesariana, e pur se non ne abbiamo alcuna testimonianza è ben probabile che si siano conosciuti e frequentati. Sallustio affiancò Cesare nelle lotte civili, mentre Cornelio almeno teoricamente doveva essere più vicino al partito avverso, se proprio valutiamo parallelamente la sua amicizia con Catullo e l’avversione del grande poeta veronese a Cesare e ai suoi scherani; e anche il suo modus scribendi ha delle affinità notevoli con lo stile di Darete. Resta in ombra invece il problema della scrittura “originale” dell’opera che sarebbe dovuta essere quella fenicia, ma l’argomento viene solo sfiorato nel capitolo conclusivo, dove si parla di litterae Graecae che invece non potevano esserci al tempo della guerra di Troia. E questo dimostra abbondantemente la natura retorica di questo scritto, forse anteriore, nella versione originale, a quello di Ditti Cretese.

Altre notizie su Darete sono  contenute nell’IMPIUS AENEAS dello stesso autore pubblicato su questo stesso sito e al quale si rinvia.

 

 

 

 

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