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 LUIGI CHIAPPINELLI

 

NOTE SUI TOPONIMI «MINORI»

DEL CASERTANO

 

 

 

1.      La presente rassegna riguarda elementi minori della toponomastica della odierna provincia di Caserta, con qualche osservazione marginale sui nomi dei centri maggiori[1]. La raccolta dei toponimi è stata effettuata sulle tavolette dell’Istituto Geografico Militare, 1: 25.000: 1, S. Ambrogio sul Garigliano 160 II SE; 2, Capriati al Volturno 161 III NE; 3, Pratella 161 III SE; 4, Mignano Montelungo 161 III SO; 5, Gallo 161 II NO; 6, Roccamandolfi 161 II Ne; 7, S. Angelo d’Alife 161 II SO; 8, Piedimonte Matese 161 II SE; 9, Suio 171 I NE; 10, Foce del Garigliano 171 I SO; 11, Sessa Aurunca 171 I SE; 12, Mondragone 171 II NE; 13, Castel Volturno 171 II SE; 14, Formicola 172 I SO; 15, Caiazzo 172 I SE; 16, Dragoni 172 I NO; 17, Alife 172 I NE; 18, Capua 172 II NO; 19, S. Maria Capua Vetere 172 II SO; 20, Castel Morrone 172 II NE; 21, Caserta 172 II SO; 22, S. Andrea 172 III NO; 23, Grazzanise 172 III NE; 24, Villa Literno 172 III SO; 25, Casal di Principe 172 III SE; 26, Teano 172 IV NO; 27, Pietra Melara 172 IV NE; 28, Carinola 172 SO; 29, Pignataro Maggiore 172 IV SE; 30, S. Felice a Cancello 173 III SO; 31, Aversa 184 I NO; 32, Trentola Ducenta 184 IV NE. Non sono state prese in esame tavolette di confine in cui il territorio della provincia di CE è di dimensioni trascurabili. Il numero che precede la tavoletta è stato qui usato come indice abbreviato per la localizzazione dei toponimi.

2.      (a) Assetto formale e (b) osservazioni morfologiche.

(a)    La designazione toponomastica è costituita da: elemento singolo: Orchi26, Pecorile17, o bimembre: Filetti Pertecale12; Marzano Appio26, presso Roccamonfina (talora in composti: Pietramelara27; Montedecore21; appellativo geografico + elemento di specificazione: Campo delle Sècine5; Piana di Maiorisi23.

(b)   Sotto il profilo morfologico sono da annotare inversioni del genere: le Campole14 < campulus «campicello»; Colla8 (valico presso il Monte Cila) < collis «colle»; le Tora2 < torus ‘cercine’.

I suffissi derivativi vanno dai comuni-anus come Casignano19; Casinius (Sch. 147); Camigliano14; Camil(l)ius (Sch. 140) ecc.; -arius (Molare26: mola, con suff. coll. Moleta15); Vezzara, Vezzarola26: vicia «veccia» (v. TSL 279, TV 66); -etum Carpineto15: coll. da carpinus «carpine» (REW 1715); Cerquito27: coll. da *cercea «quercia» (REW 6949); -ensis (San Castrese11: castrensis, «dell’accampamento»); Maiorise23; Piana di –i23 (: «di Maiori») al meno usuale –ulus [Casola21 < casula (accanto a Casolla, ibid. < casulla «casetta»); il tipo si ritrova anche nel Napoletano, C. di Napoli, e nell’Avellinese, C. di Domicella < domus)]; agli isolati –ate (Capriati al Volturno2, con l’uscita di Lambrate, Brembate, ecc., che richiama il lomb. Capriate d’Adda, 5 [DTL 141], piem. Capriata d’Orba [DTP 112] < Caprius); -isco: Ciamprisco22 [in zona non lontana dall’abbazia di San Vincenzo al Volturno, per la cui storia v. M. Del Treppo in «Archivio storico per le Province Napoletane», XXXV, 1955, 31-110, e, per gli influssi linguistici, v. Sabatini 81 (antico francese chambre «camera» ?]; Rio Barevisco9 [?]. Soffermandoci soltanto su uno di essi, noteremo qualche derivato in –ensis (notoriamente indicante origine etnica o provenienza), fissatosi come toponimo. Per Grazzanise23 una trafila ci è dato cogliere dalle testimonianze documentarie: una cappellania S. Marie de Graczano è ricordata nell’a. 1327, in dyocesi Calvensi, al n. 1499 delle RD. Anche in Piemonte abbiamo una località Grazzano (DTP 181): Grat(t)ianus. La presenza del deriv. è testimoniata per gli anni 1308-1310 nelle RD, n. 2475: de Gracchianisio, e per l’a. 1327: de Graczanisio (ibid., n. 2760).

Per Marcianise19 (Cappellania S. Martini de Marcennicio, a. 1326, RD n. 2701; S. Angeli de Marchianisio, a. 1308-1310, n. 2398; S. Angeli de Marsanisio, a. 1326, n. 2595), si cf. Marzano Appio26 (Marsani, gen., a. 1326, RD n. 945); Monte Marzio20 (<Martius); Marcianofreddo15; Casamarciano (NA). Alla base di Sparanise29 (presbiter Bartholomeus de Sparano, a. 1308-1310 [RD n. 4011]; abbate Nicolao Sperani de Capua, a. 1327, ibid. n. 1495) il nome proprio Sparanus, derivato romanzo in –anus del lat. volg. spera, «speranza», per cui si v. G. Serra, Lineamenti di una storia linguistica dell’Italia medioevale, Napoli 1954, I, 214-215.

L’angionimo San Castrese (prope ecclesiam Sancti Castrensis, a. 1201, Aversa, CDSA I 36, ma un S. Castrensio è raffigurato già negli affreschi votivi dei secc. X ed XI nella grotta dei Santi a Calvi Vecchia: v. Guida d’Italia del Touring Club Italiano Campania IV ed., Milano 1981 [T.C.I., Campania]) dà il nome al villaggio omonimo presso Sessa Aurunca11. Castrensis (<castrum) è aggettivo e cognome già di epoca romana.

Con –ensis sono formati anche Masseria Tranzise10: Tranzi26, non separabile dal Vallone Transo 154 II SO < Transo Foe. 1463, (v. Sabatini 93); i già cit. Maiorise; Piana di –i23; Rongolisi9 < lat. tardo runcus, «terreno disboscato»; Migliarese21: lat. milliarium, «pietra miliare», cf. i toponimi

C. Migliari, Miglierina, (STC 2584); Masseria Arvanese11, da cf. con il toponimo calabrese-siciliano Alvano: lat. albarus, «specie di pioppo» (STC 139).

-Ensis è aggiunto anche alla base prelatina *mata, «dosso» («SE» I, 1927, 324, Ribezzo), nel nome del Matese6.

La denominazione antica del massiccio, Tifernum, permette di isolare la base *tifa (la stessa di Tab-ur-no: τάβα  πέτρα Steph. Byz.; taba/teba come mal-/mel-), con l’elemento derivativo in posizione ricorsiva (o «morfo»: Seminari 1990, sulla morfo-analisi, di D. Silvestri), -er- applicato prevalentemente a idronimi. Infatti un affluente di sinistra del Volturno è chiamato ancor oggi Tiferno. La stessa voce *tifa, forma oschizzata di *teba, servì a designare sia il massiccio montuoso – il Matese – che l’idronimo che solcava: identico processo per cui, nella stessa zona il tipo Rave: < * graba, «roccia», indica la frana e un corso d’acqua[2], o, ad evocare un modulo onomastico corrispondente, ma assai più illustre, Albula, antico nome del Tevere: * alba «altura». Inversamente, un suffisso preindoeuropeo (-nt- come in Agrigentum, Tarentum) sussiste con base latina in Monte Calvento29, < calvus. Cf., per l’uscita, Torrente Caliendo, con lenizione, - anche cognome C. – [Laceno, (AV)]; Vetranto presso Cava dei Tirreni, < vetus, -eris, cf. Vietri (SA), Vetralla (VT). Monte Friento21 corrisponderà invece a Frigento (AV).

3.      Categorie di designazione.

a)      Condizioni geomorfiche.

 Conformazione altimetrica. Nel settore degli oronimi sono attestate le basi prelatine[3] *murro, «pietra, roccia», «collina rocciosa» (DEI 2512), con sopravvivenze in voci dialettali: i Morroni15, Morrone di Stoppa, Morrone S. Nicola, Colle Morritello14, Castel Morrone20 (in castro Murronis, a. 1326, RD n. 3208); *marra «mucchio di sassi, slavino», (DEI III 2372): Marro dell’Arco e Marro della Fèmina4, Marrochelle, cf. toponimo cal. Marrocco (STC 2413: prelatino *mar(r)rokka, «roccia», da marra; Marocchi, Marocche, DTP 211); il già cit. *mata (> Matese). È attribuito al sostrato anche it. merid. pèntima, «roccia grande» (DEI IV 2840), da cui Monte Pintime S. Croce5.

Metafore designative per luoghi elevati in altezza in Monte Tuoro21, Torone20, le Tora2: napoletano antico tuoro, «colle» < torus «cercine» (Alessio, «Japigia», n.s., XIII, 1942, 187); M. Puolo5: polus (πόλος), «pernio o cilindro girevole» (v. Lexicon 225-26. s. v. interpolare); Monte Rotacchio5: rota «ruota», cf. Monte Rotaro, Ischia; Cucuruzzo4 e probabilmente Monte Coricuzzo29: χούχουρον, «vertice, punta» (STC 1979); Serra Iannella8, Serrachieta5: serra, serracula, «sega», trasl. «serie di monti»; Pizzone22 < pizzo, ‘punta’. Zone pietrose sono indicate nel già citato Molare: «cava di mole»; Pescheta5, (< lat. mediev. pesculus ‘roccia’: Pescopagano13), cui corrisponderà Cescheto9, Ciesco cupo11, (meno probabilmente con nap. cesca, «zolla con terreno e cespi» [D’Ambra 117])[4]; Monte Rapillo28: lapillus, «ciottolino», cf. abruzzese rapillo, 1, «arena, sabbia per costruzione», «lapilli» 2, «terreno duro e sterile, di colore bianco...» (Giammarco, Dizionario abruzzese e molisano, Roma 1968-69, III 1676); Colle Petrito17, Pretitto15: petra «pietra».

Zone caratterizzate da depressioni e perforazioni del suolo vengono designate con voci dialettali: Cantariello3: càntaro, «vaso da notte»; Forchia21: «il buco, la tana della volpe»; Monte Pignatello7: pignato, «pignatta». Monte Soglio6 e Colle Solio8 riflettono solium, «tinozza», elemento antico della toponomastica toscana per indicare bacino, abbeveratoio (DEI, V 3529). Fra le denominazioni di luoghi dall’aspetto pauroso, Vallone dell’Inferno8, da cf., per es., con il piemontese Infernèt, con allusione a «luoghi bassi e foschi» (DTP 187); Orchi26: orco, «spauracchio», (v. TV 134); i Cafari15: càfaro «burrone, torrente, ruscello, solco profondo», di origine mediterranea (DEI, I 659-60) (o araba: hafr ‘fosso’, G.B. Pellegrini); Mondragone12, Dragoni16: draco «drago», cf. Dragonea (SA), Tragara (Capri); Scarrupata23: nap., irp. scarrupa(re), sg- «dirupare, precipitare», «diroccare, abbattere», fig. «rovinare», ... da un lat. *corrupare (da rupes, cf. *disrupare [REW 2687, Lexicon 123]).

b)      Distanze, confini, suddivisioni del terreno.

Distanze miliari sono indicate dai top. Tredici, fraz. di CE, c. 1: 100.000 < tredicim; Quartone22 < quartus; Ducenta < ducenti «duecento», cf. D.-, fraz. di Ravenna, Dugenta BN; Trentola31 (? Atrentula), a. 1110, Capasso (Mon. II 86); Trentule, gen., a. 1324 (RD n. 3776): *trigintula < triginta «trenta», termine della nomenclatura gromatica. Al lat. finis, «confine», corrisponde S. Pietro Infine4 (S. Petri in fine, gen., a. 1308-1310, RD n. 470), v. TTM 342.

Ad antiche pratiche di suddivisione del terreno sono stati riportati (da A. Gentile, La romanità 44-45; Aspetti 36) Succivo31, dal termine agrimensorio subsicivum (manca nel REW), «ritagli di terreno che non raggiungevano l’estensione di una centuria, ... e riguardavano in genere appezzamenti di suolo di cattiva qualità e per conseguenza non assegnabile... o appezzamenti al limite dell’agro centuriato», e Centora31, dal termine gromatico centuria, indicante un appezzamento di terra di 100, poi 200 iugeri (da cui anche Centurano21?). Forse può collocarsi in questo settore Montedecore21, se qui decus corrispondesse in realtà a decus(s)is ( - decussis aut decus in eis [sc. uersuris] inueniuntur aut gammae, Sic. Fl. agrim., p. 108; Hyg. agrim., p. 75), «the intersection of two lines to form X; an X – shaped mark», Lewis-Short). Divenuta astrusa, la voce sarebbe stata accostata nella declinazione al più comune decus, - oris; cf. Petra de Digna (= Dego), L. Schiaparelli, C. Brül, Codice Diplomatico Longobardo, I-V, Roma 1929-1986 (CDL), III  11, e la stessa variante odierna Montedecoro (anzichè – e).

Ipotesi in alcun modo suffragabile è anche che Arivito12 possa riflettere un collett. da arvum «campo» (da cui Fiume Arvo 32B2; Lago A. –32 C1); andrà piuttosto con gli oscuri Arito; Fosso Aritiello1. Al lat. ortus, «nato, sorto da», < orior, risalirà Orta di Atella31, cf. Orta Nova (FG); diversam. Orta < horta, «i giardini» (DTP 246).

A pratiche di frazionamenti del terreno in epoche posteriori alludono gli Stagli26: nap. staglio, «prezzo di locazione di poderi rustici» (D’Ambra); calabrese  stàgliu, stàgghiu, «fitto (di un podere)» (Rohlfs); stallo a Trento, a. 1212, «spazio di terreno» (DEI s.v. stallo); mediev. extallium, extallum, «praedium seu villa alteri elocata ed certum tempus», (Du Cange); le Frese16, che indicheranno pezzi di terreno con disposizione non lineare (nel nap. la «fresa» è un pezzo irregolare di stoffa che si usa per le toppe: < fresus, «tritato»).

Scarasciano22 corrisponde ai toponimi calabresi Scaragiano, Mass. Scarasciano, Vallone Scaraione, (STC 1292): eslagium, «ager vel urbi vel pago vicinior» (Du Cange); dubbia la connessione con il tipo Scraio per Sabatini 48, n. 2 Contra16, «luogo posto dirimpetto ad un altro», trova corrispondenti, ad es., in TV 97; TSL 144; DTP s. v. Front, ecc.).

c)      Agrotoponimi.

A condizioni del suolo in rapporto a pratiche di coltivazione devono le loro denominazioni Pastonella14: pastinum «terreno scassato» (v. TV 135: top. Pàstene); M. Malagna12: maligno, con allusione alla qualità del terreno (cf. DTL 320, 321: Malagnino, Malegno); i Marzi14; Marzuoli11 probabilmente «(terreni a) marcita». Indicano terreni delimitati: Defensa14: defensus, «difeso»; Rinchiusa22, da rinchiudere, cf. il tipo Chiusa; Starza23, nap. s. - «vasto podere, fattoria» (D’Ambra), «campo, podere» (Andreoli), «di solito presso un corso d’acqua» (v. Gentile, Da Leboriae....24, n. 44, con attestazioni mediev.).

Accanto a queste si collocano designazioni da nomi di attrezzi: Montemunnolo20: dial. merid. mòndolo, «fruciandolo» (AIS II 241): lu mùnnulu P. 740, 744, 724; Filetti Pertecale12: campano e pugliese pertecale «aratro», di uso raro (G.B. Pellegrini, Saggi di linguistica italiana,      Torino 1975, 311); vivai: Piàntoli4: plantula, «piccola pianta»; M. Virgo20, probabilmente virga, «piantone», con metaplasmo; Seminario15: seminarium, «semenzaio» (Forcellini); ambienti di lavorazione e conservazione dei prodotti: Centimolo18: lat. mediev. centimolus, -ulus, «macinatoio da grano» (DEI II 854); Fùrnolo26: furnus, «forno»; Colle Carbunere8: «carbonaia»; Masseria Soppegna26: dial. suppegna, «soffitta»; Cellole9: cellula, dim. di cella «dispensa»; Pietramelara27 (Petra Mellaria, CB 961), < mellarius, agg. da mel, «miele».

d)      Toponimi pastorali.

Pecorile17, M. Pecoraro11; Pastorano29 (hominibus de Pasturano, a. 1124, Aversa, Gallo 33): *Pastor come nome di persona o p.-, nome comune «rappresentativo del paesaggio e del nucleo di popolazione» costituitosi originariamente sul luogo, interpretazione proposta dal Serra per il top. piem. Pasturàna (v. DTP 255, s.v., e TV 23 e n. 2: top. Pasturago); Pratella < prata ‘i prati’, cf. DTP 277.

e)      Fitoponimi.

1)       Formazioni collettive (-etum, -ictum, -arius): A – ciretola5, accanto a Serra dell’Acero6 < acer, «acero»; Calabritto4 < calabrix «biancospino»; Carpineto15 < carpinus, «carpine»; Cerretella20, con Monte Cerritiello, ibid., accanto a Monte del Cerro21, Pontecerrone11 < cerrus, «cerro»; Monte Corneto14 < cornus, «corniolo»; Farneto1, Forgneto7, Bosco Fragnitello27 < farnea «farnia»; Monte Furlito9, Monte Forolito20 < ferula, «ferula»; S. Paolo Mortito27, accanto a Monte Mortelle20, Colle di Mòrtola e Monte S. Maria di Mòrtola1 < murta, «mirto»; Monte Olmito8 < ulmus, «olmo»; Schito3, Schitoli12 < aesculus, «specie di quercia»; Faeta4, accanto a Campofajo29 < fageum, «faggio»; Filetti Pertecale12 < filex, «felce»; Fraschita21 < frasca, «frasca».  Favaracchi, c. 1:100.000 < faba, «fava»; Funari14 < abruzzese funare, hienare, «campo seminato a fieno, terreno lasciato a riposo» (Giammarco II 850); Linaro22 < linum, «lino»; Pergolaro19 < pergula «pergola»<; Pioppara22 < populus «pioppo»; Strepparo23 < stirps, «sterpo, tronco»; Vezzara, -ola26 < vicia, «veccia» (v. TSL 279, TV 66).

2)       Formazioni costituite soltanto dal nome della pianta: i Ceprani26: abruzzese cepranne, «spino bianco, ciperus longus» (Giammarco I 501), cf. Ceprano (FR); = Ceperani, gen., a. 1266 (I Registri della Cancelleria Angioina ricostruiti da R. Filangieri, Napoli 1950, I 103); Falasca, c. 1:100.000, f.-, denominazione dell’Italia centr. e merid. per la festuca elatior, varietà delle ciperacee, forse relitto medit., *falasca (DEI II 1585); Lauro9 < laurus «alloro»; Monte Maiulo14 < abr. Majjùole, majòle «magliolo, ossia tralcio o rimessiticcio che si taglia dalla vite» (Giammarco II 1050); Salicella22 < salix «salice»; le Scopelle13 < scopa, «erica»; Campo delle Secine5 < dial. secina, «segala» (v. M.G. Bosco, Tradizioni popolari di Gallo Matese, «Arch. Stor. di Terra di Lavoro» VI, 1978-79, p. 98); i Seponi24 < camp. lu sivoni (AIS III, c. 623, P. 724), nap. secone, «crescione» ecc., da un lat. region. * sio(n)onis, ricostruito dalle glosse [Lexicon 378 s.v. *sio(n)]; Sovarone7 < suber, «sughero»; Teverola31 (de villa Tyburole Sancti Sossi, apr. 1205, Aversa [CDSA I 88]; de villa Tuburole, a. 1300, Aversa [CDA II 213]; de Tuburola, a. 1324, [RD n. 3742]); Teverolaccio31 < tubero (Napoli), «Polyanthes tuberosa» (Penzig II 570), < tuber (non certo da *tiba «colle», come vorrebbe il Polloni, TR 307 s.v. Taibo).

f)        Zootoponimi.

Nella categoria dei nomi di animali, accanto ai trasparenti Cervino21, Formicola14, M. Gallinola6, Galluccio4, Gallo5 (per quest’ultimo, una derivazione da wald «bosco», teoricamente possibile con --ld- > -ll-, in vicinanza della zona abruzzese – molisana, è da escludere in vista del contermine Gàudi4), trovano corrispondenti lessicali e topon. in calabrese kudarcia, «coditremola» (Rohlfs, I 244); Codàrcio (48 B 41, STC 2032), Monte Codàrci, i Codàrci7 (ma cf. anche abr. cudarce, «la parte di sotto del fucile o della pistola, calcio»: Giammarco I 640) e in sic. ciulàrniu, ornit., «zigolo nero: Emberiza Cirlus» (Vocabolario siciliano, a. c. di G. Piccitto, Catania – Palermo 1977 ss., I 746), Ciorlano2.

g)      Nomi di persona, nazionalità degli abitanti, creazioni dotte ecc.

1)      Deriv. da pers. in forma diretta: Ameglio, c. 1:100.000: Amelius, cogn. vir., graec. ‘Αμέλιος (Forc.), cf. Amelia (TR); Arienzo, c. 1:100.000 [Valle Argentia, abl. (CB 839); S. Felice Harrentium, a. 1058 (CDC VIII 75); signum Annonis de Argentia, a. 1116, Aversa (Gallo 24); de argentio, a. 1178 (Abbazia di Montevergine. Regesto delle pergamene, a c. di G. Mongelli, Roma 1962, I 630)] < Argentia (Gallia transp.) Sch. 558; Brezza23: cf. Bricius Carpenterius, a. 1229, Aversa (CDSA I 255); de Britia, a. 1327 (RD n. 2905): nome di persona lat. Brittius (- ccius), Sch. 423; Caiazzo15 (35 C 6, 200), «con scarsi ruderi e iscrizioni esclusivamente sepolcrali» (E.I. VIII 278), l’antica Cajatia, cf., per la struttura, Egnatia da Egnatius (etrusco ecnate), [de Caiaccio, a. 1326; de castro Caiatii, a. 1327 (RD nn. 1694 e 1914)], in nesso col pers. Caiacius (CIL VI 4914), Caiatius (VI 14045, X 4918, Venafrum, 5226, Casinum, 7145, Syrakusae), deriv. da Caius, Sch. 560, 351 e v. CIL X, 1, p. 444; Colle Munno5: Mundus, cognome romano (Forc.); M.-, nome di persona, a. 1526, Caiazzo, Pergam. Caiazzo, II 343; Petrignano20: Petrinianus (Sch. 209a); Vitulazio22 [Villa Vitulacii, a. 1269, (Pergam. Capua II, p. I, 13)]: Vitulasius (Repertorium nominium gentilium et cognominum Latinorum curaverunt H. Solin et O. Salomies, Hildesheim – Zürich – N. York 1988, 211); Valogno, c. 1:100.000 Valonius (Sch. 376).

2)      Un numero assai alto di microtoponimi prediali tramanda i nomi degli antichi proprietari, ad indicare la capillarità degli insediamenti, oltre a quelli di proporzioni maggiori e meglio conosciuti[5], sviluppatisi «lungo le linee gromatiche o all’incrocio di esse» (Gentile): Avezzano, c. 1:100.000: Abidius (Repert. 3); Briano18, in villa quae n. Brianna, a. 1143, Aversa (Gallo 80): Eburius (CIL X 8056, Cagliari); Caianello26 < Carius (CIL V 7718, Augusta Bagienn.), Carianus (CIL VI 14398; Sch. 114 n. 1) [-rj- > -j- come Cajano (TVA 133), più volte (19E1, 470; 19F2, 794]; Carano; -i28: * Caranu (Carus), toponimo calabrese Carano, -a, (STC 766); Cascano28: Cascus (Sch. 353); Corigliano4: Corel(l)ius (Sch. 441), top. cal. id. (STC 1048); Cesarano19: Caesarius (v. DTP 131 s.v. Ciseràn); M. Carmignano20: Carminius (Sch. 174 ecc.); Campagnano20: Campanius (Sch. 525); Macchia Celano6: Caelanu (STC 646); Garzano21: Cardius (Repert. 47); S. Nicola Grasciano27: Crassius, (ibid. 63); Magnano26: Manius (Sch. 469); Pantuliano29: Pantullius (CIL X 6265, Fondi); Presenzano4 (in castro Presentiani, a. 1308-1310, RD n. 860): Praesentius (Sch. 69); Monti di Piscignano20: Pescennius (CIL X passim); Rasignano20: Rasinius (Sch. 91; CIL X 8056, Pozzuoli); Razzano21: Rattius (CIL X 8056, figlina campana); Sagliano21: Salius (Sch. 224); Sauriana27; Sorani7: Saurius (Repert. 164), cf. Sorano (DTP 325: da un agg. lat. * surianus, v. Suràna [DTL 525]); Statigliano16: Statilius (Sch. 166); Staturano20: Statorius (Sch. 237a ecc.); Vairano Patenora [Vajrani, gen., a. 1308-1310 (RD 830)]; Pietravairano, c. 1:100.000, in castro Petre, a. 1308-1310 (RD n. 813): Varius (Sch. 249), cf. Varàna, B.V. – TV 26; Lago di V. –35B4-5; Monte V. -, 36A1, Scafa di V.-, 35B5, Barano, Ischia; Visciano29: Viscius (Sch. 128).

E ancora (accanto al già cit. Casignano19, Camigliano14, Marzano Appio26), Caturano19, Carattano7, M. Fallano14, Ferracciano8, Ferranzano18, Partignano29, Sepicciano8, Si-9, Gaudisciano26; Rocciano29; Saiano27 (id. DTL 482).

Al settore dei germanismi rappresentati da nomi di persona, potrebbero aggiungersi M. Maino20, che ha un omonimo in Lombardia (DTL 319), dal nome di persona Màino (Föe 1072), Riardo27 < Radwald (Bruck. 292); Francolise29, deriv. in –ensis di un Francoli, corrispondente al toponimo tosc. Colle Francoli, a. 1191, dal nome germ. Franco (Bruck. 248; TTM 151); M. Ràito16: Raido (Föe. 876), v. Sabatini 91, dove Ràito va letto Raìto, SA, cf. M. Raggetto o Collina di Gerusalemme18; vallone di ragjtu a. 1164, SA, L.E. Pennacchini, Pergamene Salernitane (1008-1784), Salerno 1941, 106: raja < rhadia, «smilace»; forse Capodrise, comune soppresso dal 1928 e accorpato con Marcianise19 [ecclesia S. Andree de Capitrisii a. 1326 (RD n. 3195 p. 226); villa Capitrisii nelle pertinenze di Capua, a. 1450 (Regesto delle Pergamene di Castelcapuano, a. 1268-1789, c. J. Mazzoleni, Napoli 1942, p. 23); Villa Caputrisii a. 1463 (Pergam. Capua II, p. I, 220)], se il suo secondo componente nasconde un (Odo)risio, Orrisio, cf. Monterisi o Monte Preisi (Orsara di P.) = Mons Odorisius (CB 694) e Sabatini 86, s. v. Auderis.

Altri motivi di ispirazione sono costituiti da:

1)      resti di tradizioni e culti pagani (ecoteonimi); Bellona22: Bellona; Giano Vetusto, Masserie di Giano (Calvi R.)29: Janus; Gioia Sannitica17 [castri Ioe, a. 1308-1310, castri Iohanne, a. 1325, castri Ive, a. 1328 (RD nn. 2094, 2158, 2197)]: (arx) Iovia, «rocca consacrata a Giove»[6]; Sommana20: Summanus, epiteto di Giove (TR 298); Somano (DTP 325); Monte Summano (TV 88: summanus «posto in alto», da summus, come medianu da medius).

2)      nazionalità degli abitanti: Greci3; Saraceni1, 4; Schiavi; Torre degli S. -22[7].

Fra i nomi di varia origine (aggettivi, soprannomi, composti imperativali ecc.): Recale21, cf. (?) mulieris nomine Rigalis, a. 1176, Capua, Pergam. Caiazzo I 76; Re.-, a. 1124, Caiazzo, ibid., II 465; Rigale (ibid. 102); Coccagna18: nap. «cuccagna» (D’Ambra 130); Strangolagalli14, Cantalupi22, cf. per omonimi settentrionali DTP 111, DTL 138, TV 48; Miralago8, presso il lago del Matese; il Mazzafarro21; Mazzamauro22: nap. mazzamauriello, «nome burlesco del diavolo, fistolo, farfarello» (Andreoli p. 384); lu màttsemarielle, «il coreggiato» (AIS VII 1473, P. 715); Piglialarmi23; M. Tagliaferro8; M. Voltacoglione6: volta, «angolo o piegatura»; Verlascio19: greco-lat. *perielasjum, «spazio circolare» < gr. περιέλασις, «lo spingere intorno», poi «corsa o spazio circolare» (G. Alessio, Ricerche etimologiche, AGI XXVIII, 1936, 161)[8].

 

                                                                                      LUIGI CHIAPPINELLI

 

 


 

[1] Per l’analisi linguistica dei centri maggiori – contrassegnati con il carattere corsivo, se costituenti Comune – si vedano anzitutto: A. Gentile, La romanità dell’agro Campano alla luce dei suoi nomi locali I. Tracce della centuriazione romana, «Quaderni linguistici» dell’Istituto di Glottologia dell’Univ. Di Napoli I, 1955 [cit. Gentile, La romanità]: Id., Aspetti della toponomastica della Campania dalle attestazioni classiche a Guidone «Atti e Memorie del VII Congresso Internazionale di Scienze Onomastiche», Firenze 1963, vol. II, parte 2a, 32 ss. [Gentile, Aspetti]; Id., Da Leboriae (Terrae) a Terra di Lavoro, «Arch. Stor. di Terra di Lavoro», VI, 1978-79, 9 ss. [Gentile, Da Leboriae] (sul nome di T. di L. anche: D. Olivieri, T. di L., «Arch. Stor. di Terra di Lavoro», V, 1976-77, 9-14); Lineamenti di storia linguistica della Campania antica, I. I dati etnotoponomastici, a c. di D. Silvestri, Napoli 1986 (Silvestri). Assai utili anche F. Sabatini, Riflessi linguistici della dominazione longobarda nell’Italia mediana e meridionale, Firenze 1963 (Sabatini), fondamentale per i toponimi di derivaz. germ.; G. Rohlfs, Studi e ricerche su lingua e dialetti d’Italia, Firenze 1972 (Rohlfs, Studi e ricerche).

[2] Sugli idronimi del Casertano, mi sia consentito rimandare al mio «Lessico Idronomastico del Casertano», «ID», LII, 1989, 83-134.

[3] La base prelatina cal- «fortezza» [Caletranus ager (Etruria), Caladunum: Cala (Portogallo), Calitri (AV), per cui v. «SE» XIX, 1944, 157 e n.40°°], in Cales, -ium f. pl., città degli Aurunci (le cui rovine sono presso l’odierna Calvi Vecchia), con l’ager Calenus (Qui il formante è tipicamente tirrenico, come, per es., nel nome del Misenus mons, l’odierno promontorio di Miseno).

Una sopravvivenza tarda di quest’ultimo potrebbe forse ravvisarsi in Calini, a. 1058 (CDC VIII 75); in Caleno, a. 1326 (RD n. 1564); diocesis calinensis a. 1327 (ibid. n. 2758; altre forme docum. in Gentile, Aspetti 34) = Carinola28. Sull’aspetto archeologico della zona: R. Compatangelo, L’ager calenus: saggio di ricognizione topografica, «Accademia di Archeol. Lett. e B. Arti», Monum. V, Napoli 1985.

[4] Per la palatalizzazione iniziale, (će- < pie- < plescum X pesclum) v. A. Gentile, Palatizzazione di KJ – da CL – e PL – iniziali e di – KK – da –CL- e –PL- mediani nell’area di Sessa Aurunca (nel vol. Studia Suessana del Gruppo Archeologico Aurunco, Scauri 1979).

Dello stesso A. l’esauriente rassegna monografica Del tipo «Piedimonte» nella toponomastica di Terra di Lavoro», «Arch. Stor. di Terra di Lavoro» IV, 1975, 102-112.

[5] Sui quali v. G. Flechia, Nomi locali del Napolitano derivati da gentilizi italici, «Atti Accad. Sc. di Torino», X, 1874, 79-134; A. Gentile, La romanità, 37 ss.

[6] V. D. Silvestri, Il tipo toponomastico Gioia nell’Italia Meridionale, «ID», XXXVII, 1974, 166 ss.

[7] Lat. med. Sclavi, «Slavi», v. Gentile, Aspetti, s. v. Sclavi. Su Liberi14 = Sclavorum, gen., a. 1327 (RD n. 1997), v. Id., Un riscatto all’insegna della toponomastica: da Schiavi a Liberi, in I. D. Serra y munere laeto inferiae. Raccolta di studi linguistici in onore di G. Domenico Serra, Napoli 1959, 175-186.

[8] Per una esauriente attestazione documentaria e per la storia delle ipotesi etimologiche su questo top., a cominciare da quella del Mazzocchi, v. A. Gentile, Frammenti di storia medievale nella tradizione linguistica di S. Maria Capua Vetere. Berelais – Virilassi – Vurlasci, «Arch. Stor. di Terra di Lavoro», VII, 1980-81, 9-23.

 

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